“Il vino scopre il pensiero dell'uomo”

Pubblicato il: 31/01/2017

“Il vino scopre il pensiero dell’uomo.” [1]

Immaginate un ambiente condiviso da amici, da conoscenti, sposi o conviventi, da persone legate dalle relazioni più disparate. Un camino, carboni ardenti atti a soddisfare il palato dei presenti. Al contempo, l’ingenuo mormorio di uno spezzatino di selvaggina prontamente servito in terracotta. Un’attesa già colmata dalla fragranza di una bruschetta con tartufo delle terre molisane. A scaldare i cuori e l’atmosfera è un calice di vino tra le mani dei presenti, un Aglianico del Vulture della Cantina D’Angelo

Il vino, già dall’antichità, è fonte di stabile, consuetudinario, quasi “sacro” coinvolgimento sociale: il suo sapore, il suo corpo fluido, l’immediata ed inebriante sensazione visiva ha da sempre prodotto empatia tra coloro che lo degustano.

Il vino crea rapporti, rapporti basati sulle emozioni più profonde, più nascoste e taciturne; aiuta ad accostarsi agli altrui animi, a curare le relazioni sociali, a percepire nell’immediato una vicinanza emotiva e, perché no, a demolire i preconcetti.

Il vino, nelle sue molteplici tipologie, ha una precipua ratio sociale e con la rubrica che qui inauguro attraverso le parole del poeta greco Teognide, la voglio esplorare con voi, un vino alla volta.

[1] Ateneo di NaucratiDipnosofisti, II, 37e (cap. 6). Tale affermazione viene ricondotta al poeta greco Teognide.

Rubrica a cura di Antonio Ambrosio 

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